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Incantesimo in stazione
Atto unico

Una favola misteriosa che potrebbe avere per antenati “La piccola fiammiferaia” con tutta la potente aspettativa del suo ultimo desiderio, o “La lampada di Aladino”, oppure, in pittura, “L’incantatrice di serpenti” di Henri Rousseau. La ragazza invisibile, la “meraviglia” come le si rivolge l’uomo, ha il potere di ricongiungere un padre e un figlio in un finale ribaltamento di ruoli, questo almeno è quanto ci ho visto, giusto o sbagliato che sia. Il tema dominante dell’atto unico è l’amore nelle sue sfaccettature più varie (uomo - donna, genitore - figlio . . .), a cui si unisce una evocazione del potere del femminile la cui forza è già nell’ “incarnarsi”, la cui poesia è già nel silenzio, il cui potere è nell’essere sempre, eternamente, “la madre” che attraversa i secoli (la ragazza infatti potrebbe essere madre del giovane, ma anche dell’uomo quando ha luogo la mimesi finale), e poi quel memento rivolto a tutti noi “non perdere la propria vita per non aver osato”,  “j’ai perdu ma vie pour n’avoir pas osè”, questo grosso modo è quanto fa dire anche Chiara a uno dei suoi personaggi nel “Cappotto di Astracan”. (Costanza Savini)

Nota. Tutte le battute del testo sono in forma interrogativa.

     

 

 

   
   
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Foto di Gabriele Orlandi

 
 

Incantesimo in stazione
Atto unico
2008


Rappresentazione del 4 aprile 2008
Con
Francesco Paoloemilio
Maurizio Corrado
Flavia Moretti
La tromba
Regia di Maurizio Corrado
Produzione Teatro del Navile - Scuola di Teatro

   

 
 
 
 

   

 

 

 

   
 


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